Lavoratori Italiani: No a Bush, no alla guerra!

di Leslie Feinberg
Roma

Quando il 4 Giugno George W. Bush, l’imperatore dell’attuale impero imperialistico, visitava  la capitale delll’antico Impero Romano, circa 200.000 attivisti contro la guerra protestavano per le strade.

L’imponente marcia è stata aperta dallo striscione del “Comitato Fermiamo La Guerra”, la coalizione ad ombrello che ha organizzato la manifestazione, che recitava: "No war, no Bush".

In seconda linea era schierato il contingente “U.S. Citizens Against the War”, cittadini statunitensi contro la Guerra.

L’intera manifestazione ha attirato applausi e consensi durante tutto il tragitto della marcia sia dagli italiani che dai turisti internazionali che affollavano i marciapiedi e le piazze gremite.

Gli attivisti statunitensi si sono detti piacevolmente sorpresi di essere applauditi da così tanti turisti provenienti dagli Stati Uniti. Alcuni di loro li hanno perfino raggiunti per allargare le fila della marcia.

Due di queste persone, che si trovavano in Italia per la loro luna di miele e si sono ritrovati a guardare la manifestazione dal marciapiede, hanno raggiunto la marcia e hanno aiutato a portare lo striscione di US Citizen Against The War .

La manifestazione ha riempito gli ampi viali romani con la sua folla e i suoi canti della resistenza. E i numeri erano alti a dispetto degli avvertimenti del governo e dei media di stare lontano dall’evento perché poteva sfociare in “violenze”.

Ovunque regnava la bandiera arcobaleno della pace, diventata simbolo ufficiale del movimento pacifista italiano. E le bandiere svolazzavano dai balconi e dalle finestre, dalle vetrine dei negozi e dalle edicole lungo il tragitto della marcia  e in tutta la capitale.

Un falso parallelo

La visita di Bush è stata programmata per coincidere con l’anniversario dello sbarco delle truppe americane sulle spiagge della Normandia, durante la seconda Guerra mondiale.

Il Presidente statunitense ha tentato un falso parallelo storico, dipingendo la guerra del Pentagono e l’occupazione dell’Iraq come una guerra di liberazione e paragonandola al supporto che i militari americani diedero all’Italia contro il fascismo.

Il 4 Giugno i dimostranti pacifisti hanno protestato contro questo paragone offensivo.

Gli organizzatori hanno deliberatamente pianificato il tragitto della manifestazione. La marcia di protesta è passata di fronte ai monumenti che sono stati adottati come simboli del nazionalismo della destra. La polizia si è schierata massicciamente in tre file davanti alla fiamma dell’eterna libertà e di fronte alla tomba del milite ignoto, per impedire ai pacifisti di piantarvi la bandiera della pace.

Dall’atra parte della piazza, di fronte a questo monumento utilizzato dai neofascisti per propagandare il nazionalismo, c’è il balcone da cui Benito Mussolini parlava al suo regno.

John Gilbert, un cittadino statunitense che vive a Firenze, ha dichiarato al “Workers World” (Il giornale di cui Feinberg è editore, ndT) che la pretesa di Bush di aver operato per liberare l’Iraq è un falso. "La maggioranza degli italiani vogliono che tutte le truppe si ritirino immediatamente," incluse le 2.700 truppe italiane mandate dal Primo Ministro Silvio Berlusconi.

"Gli Italiani pensano che Bush sia una minaccia alla pace mondiale. Sentono molto il ruolo che l’America ha avuto in passato per la liberazione dal nazismo e pensano che Bush non sia appropriato a ricoprire lo stesso tipo di ruolo oggi."

Gilbert, sindacalista e organizzatore pacifista, ha concluso: “Al contrario, c’è più di un parallelo con i processi di Norimberga, l’accusa di crimine di guerra per istigazione ad una guerra d’aggressione."

Ponti di solidarietà

La protesta del 4 Giugno ha unito i movimenti italiani: comunisti e socialdemocratici, anti-imperialisti e pacifisti, sindacalisti e ambientalisti.

Anche gli immigrati nordafricani hanno preso parte alla marcia per unire la battaglia dei lavoratori immigrati al movimento contro la guerra.

I lavoratori metalmeccanici della confederazione della CGIL che hanno recentemente vinto una battaglia contro i loro capi alla Fiat, hanno marciato con le loro bandiere.

Un altro gruppo marciava con un grande cartello rosso che diceva: “Difendiamo Cuba! Con Fidel e con Cuba; Libertà per i Cinque!" I Cinque Cubani sono prigionieri politici trattenuti negli Stati Uniti a causa del loro ruolo nel cercare di controllare il terrorismo di destra, spalleggiati da Washington contro la loro nazione.

In questa marcia sventolavano anche le bandiere della Palestina, dell’Iraq e di Cuba.

La dimostrazione si è conclusa nella Piazza di San Paolo, dove i partigiani antifascisti – con la loro leadership comunista- intrapresero la loro battaglia più cruenta contro l’occupazione nazista tedesca.

Al termine della manifestazione, hanno parlato alcuni portavoce Kurdi e palestiniani, e le Women in Black, Donne in Nero, un gruppo che si oppone all’occupazione della Palestina da parte di Israele..

Hanno parlato inoltre un anziano partigiano e un soldato americano che ha combattuto a fianco ai partigiani.

Una portavoce americana: Cresce la Resistenza'

Minnie Bruce Pratt, scrittrice e attivista americana in visita in Italia, ha parlato appassionatamente alla folla riunita. La Pratt è un’organizzatrice dell’ International Action Center, una delle 11 organizzazioni del comitato della coalizione ANSWER (Act Now to Stop War & End Racism).

Le parole della Pratt sono state accolte da applausi. "Il governo statunitense sta cercando di stringere il suo pugno di ferro sul Medio e Vicino Oriente... per grandi interessi commerciali," ha detto, e ha aggiunto: "Noi negli Stati Uniti siamo con voi per difendere i diritti degli immigranti, delle nazionalità oppresse, per costruire l’unità contro il terrore delle corporazioni transnazionali.

"La vostra opposizione alla Guerra –vostra, del popolo italiano- ispira noi negli Stati Uniti.Sempre più gente negli Stati Uniti si rende conto che le è stato mentito, e che questa guerra è sbagliata. Ma anche la Resistenza sta crescendo. Sempre più soldati si rifiutano di servire, supportati da gruppi come lo SNAFU, (rete di supporto per le forze armate unite). Come lesbica, sono orgogliosa di poter dire che il primo soldato resistente è stato Stephen Funk, un riservista della marina filippino e gay."

" Il popolo di una nazione occupata e colonizzata deve avere il diritto di resistere e il diritto di difendersi. Come i vietnamiti. I palestinesi. Gli iracheni. Come i partigiani italiani che si sono battuti contro i nazisti proprio qui in Piazza San Paolo” ha concluso Pratt.

"Noi traiamo la nostra forza per lottare anche dalla loro resistenza."

Attraverso l’Italia

A Milano il 2 giugno, circa 5.000 persone hanno manifestato contro il militarismo e la guerra in Iraq. I manifestanti hanno bruciato l’odiata bandiera degli Stati Uniti. Dodici persone sono state arrestate.

Roberto Taddeo di Redlink ha dichiarato al Workers World che il 2 giugno la manifestazione contro la Guerra ha richiamato a Napoli molti membri dei sindacati e molti lavoratori disoccupati. L’appello di SNAFU alle truppe per la resistenza alla guerra è stato distribuito in italiano. Ciò è particolarmente significativo in quanto Napoli è sede del commando militare statunitense nel mediterraneo.

La settimana precedente, sempre a Napoli, gli attivisti hanno protestato di fonte alle banche che finanziano le compagnie che sfruttano l’Iraq.

Durante la visita di Bush, si sono svolte numerose altre manifestazioni più piccole in molte città e paesi. A Venezia, i professori e gli studenti universitari si sono schierati lungo le sponde del canal Grande indossando cappucci come quelli che i prigionieri iracheni sono costretti ad indossare. Reggevano cartelli con su scritto: “Fuori dall’Iraq! Tutti a Roma contro Bush!"

L’organizzazione contro la guerra in questo paese continua.

A Firenze, tre o quattro volte la settimana si sono tenuti eventi contro la guerra sotto forma di discussioni sulle tattiche e incontri strategici, marce e forum educativi.

John Gilbert riporta una stima secondo cui  più dell’80 per cento degli italiani è contro la guerra e contro l’occupazione dell’Iraq

Questa stima si basa sulle bandiere della pace visibili nelle città e nei paesi italiani. Il desiderio che la guerra finisca sventola persino nelle campagne, dai tetti e dalle finestre delle aziende agricole.

Traduzione italiana a cura di Davide Tolu
Ristampato dal numero del 17 giugno 2004 del Workers World newspaper

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